Se questo è un ministro del lavoro
Avevamo ironizzato sulla scelta di nominare Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico una persona la cui massima esperienza professionale era quella di steward allo stadio San Paolo. I risultati del nostro ministro part-time si sono rivelati al di là delle nostre pessimistiche previsioni.
Prendiamo la tanto decantata difesa dell’ “italianità” delle nostre imprese. Dopo aver assistito alla vendita della Pernigotti ad un’azienda turca con conseguente chiusura dello stabilimento (non ha proprio assistito, in realtà era in Francia con i Gilet Gialli, come ricorderanno i nostri lettori in questo editoriale), ha visto passare in mano francese il più grande produttore di Parmigiano Reggiano, la Nuova Castelli. Evidentemente le uniche aziende italiane che interessano al nostro ministro sono quelle decotte da nazionalizzare con i nostri soldi, come l’Alitalia.
Questa settimana, poi, nel giro di 5 giorni è fallita la “Mercatone Uno”, mettendo per strada 1.800 dipendenti, e la Whirlpool ha chiuso il suo stabilimento produttivo in Campania, lasciando a casa 430 persone, per un totale di 2230 famiglie che hanno perso di colpo il loro sostentamento. A proposito di Whirlpool, il nostro Ministro part-time pochi mesi fa postava trionfante questo tweet:

Se fossimo un paese normale il Ministro del Lavoro avrebbe presentato le proprie dimissioni per manifesta incapacità. Ma che il nostro non fosse un paese normale lo avevamo capito bene, e neanche Di Maio è un ministro normale, è il capo politico del Movimento 5 stelle, tutto gli è concesso.
La cosa più grave è che queste chiusure non sono fulmini a ciel sereno, ma l’ultimo atto di crisi aziendali che avrebbero dovuto essere seguite e gestite dal ministero. Il problema è che il nostro ministro part-time era troppo occupato a fare campagna elettorale per le elezioni europee, prima, e a farsi votare la fiducia sulla piattaforma Rousseau, in questi giorni (piattaforma chiusa, di proprietà di un’azienda privata che ha la possibilità di modificare i risultati delle votazioni a suo piacimento, come ben sapete).
E così, mentre Di Maio annunciava orgogliosamente di aver ottenuto la fiducia da circa 40.000 iscritti, 2.230 famiglie si sono ritrovate sul lastrico perché il Ministro del Lavoro era occupato a fare campagna elettorale e non poteva certo perdere tempo ai tavoli di crisi. Ma l’importante è prendere i “like” sui social networks e i voti su Rousseau.
La realtà sta iniziando a presentare il conto e saremo noi a pagarlo, perché abbiamo consentito a questi imbonitori di guidare il nostro paese. Ma si sa, siamo solo dei pessimisti, perché il 2019 sarà un anno bellissimo. Diciamolo ai lavoratori di Mercatone Uno e Whirlpool.

