La giornata della memoria ci esorti ad alzare la guardia
Il 27 gennaio del 1945, 74 anni fa, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono nei pressi della città polacca di Auschwitz scoprendo l’enorme campo di concentramento e sterminio utilizzato nel corso del genocidio nazista. Trovarono circa 7.000 prigionieri che erano stati lasciati nel campo. Molti erano bambini e una cinquantina di loro aveva meno di otto anni. Erano sopravvissuti perché erano stati usati come cavie per la ricerca medica.
Un orrore talmente grande da farci annodare lo stomaco al solo pensiero, ma anche uno scomodo esame di coscienza per l’umanità, che è stata capace di un tale abominio con una disinvoltura ed una determinazione che la grande scrittrice Hannah Arendt ha brillantemente sintetizzato nella definizione “la banalità del male“. Banale perché anche il gesto più disumano, come sterminare bambini, era giustificato dall’esecuzione di ordini e di protocolli burocratici, con totale distacco. Un lavoro.
Scomodo perché non è facile affrontare una realtà così spaventosa. Più facile dimenticare. Alla fine i superstiti che ci ricordano il loro dramma sono sempre di meno, tra qualche anno saranno solo pagine di un libro di storia da studiare distrattamente per un compito in classe. Il pensiero che tutto questo è successo grazie al sostegno di persone normali, e che l’orrore è sempre pronto a ripresentarsi alle nostre porte non appena abbassiamo la guardia, non ci sfiorerà più. Massì, erano tutti dei mostri ed è successo tanto tempo fa, cose impensabili che oggi non potrebbero mai più accadere. E ci togliamo il pensiero.
Invece no. Perché i tedeschi che hanno votato Hitler, e gli italiani che hanno votato Mussolini, non erano né matti, né mostri. La realtà è più spaventosa e banale. Erano persone normali. Persone che hanno creduto alla propaganda. Hanno creduto di essere minacciati dai diversi: Ebrei, omosessuali, immigrati, zingari, nemici vari della patria, che la pensavano diversamente e che, conseguentemente, andavano cacciati, o peggio. Hanno creduto che la democrazia non era poi così importante, che era molto meglio consegnare il paese a persone che rappresentavano “veramente” il popolo, che tanto poi i politici erano tutti corrotti e manovrati dalle élite, o, come va di moda dire oggi, dai poteri forti. Hanno creduto che i grandi problemi potevano essere risolti in maniera semplice, che le lungaggini della legge erano inutili e dannose. E quindi viva l’uomo forte, quello che sa come risolvere tutte le questioni e portare benessere e grandezza al paese, chi si oppone è un nemico della patria e va messo a tacere. Se necessario con la violenza, che tanto due schiaffi fanno solo bene, schiariscono le idee. Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Se volete onorare veramente questa giornata, evitate le frasette toccanti e le faccine sui social networks. Alzate la guardia. Combattete chi vuole convincervi che i nostri problemi sono causati dai diversi, chi vuole smontare le regole democratiche, chi sostiene di avere soluzioni semplici, chi vuole tutto il potere in mano di pochi per lavorare meglio contro le lungaggini di sistemi democratici ormai superati. Sostenete la voce di chi si oppone a queste persone, diffondetela, fate in modo che quella voce sia la vostra voce.
Perché il male è dietro l’angolo. E aspetta il momento propizio per tornare, con tutta la sua banalità.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

