Istat: crolla l’industria. Pronti alla patrimoniale e alla super IVA?
I dati rilasciati dall’Istat sulla produzione industriale del mese di dicembre 2018 non lasciano spazio ad interpretazioni. Il paese continua la sua recessione (-0,2% nel quarto trimestre 18 con la prospettiva di mantenere questo trend nel primo trimestre 19), la disoccupazione non è stata toccata dal decreto dignità tanto sbandierato dai pentastellati, la produzione industriale ha fatto segnare un -3,5% (-1,6% sul trimestre precedente), il debito pubblico è salito di 53,2 miliardi (rispetto al 2017).
Le conseguenze più immediate di questi dati saranno l’aumento dello spread che pagano i nostri titoli di stato per essere acquistati (ad un aumento del rischio che il paese non riesca a rimborsarli corrisponde un aumento dell’interesse da pagare) e la revisione delle nostre proiezioni di crescita per il 2019 da parte delle agenzie di rating internazionali. Ricordate quando, solo pochi mesi fa, il governo aveva presentato una manovra finanziaria stimando l’1,5% di crescita, dicendo che sarebbe stata anche di più? Ecco, ora le previsioni parlano di una crescita tra il -0,3% e lo 0,2%. Non pensiamo che il Premier Conte si riferisse a questo quando ha dichiarato che il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo.
Mentre il governo gioca alla democrazia diretta su Piattaforma Rousseau, l’Italia va in recessione, cala produzione industriale, lo spread va a 270, Giorgetti non esclude manovra bis “più tasse e sacrifici”. Eppure sarà “un 2019 bellissimo” dicevano…
Quello che temiamo di più, però, sono le conseguenze che si vedranno nei prossimi mesi. Ad aprile il Tesoro dovrà presentare il nuovo Documento di Economia e Finanza: tra la sterilizzazione delle clausole IVA e la mancata crescita si dovranno trovare la bellezza di 40 miliardi di euro. Una cifra spaventosa ma ineludibile: se non si interverrà sull’IVA questa salirà immediatamente al 25,2% per l’aliquota ordinaria (contro i 22% attuali) e al 13% per quella agevolata (contro il 10% attuale). Un forte aumento del costo della vita che andrà a penalizzare tutti, in particolar modo le fasce sociali più deboli.
E allora dove si potranno trovare questi soldi? Tagli dei costi pubblici non se ne vedono, le privatizzazioni promesse non accennano a partire (al contrario, il governo vuole nazionalizzare le autostrade e Alitalia), il famoso tesoretto da 30 miliardi che i pentastellati promettevano di reperire in pochi giorni non è pervenuto. La crescita si è fermata e rischiamo un anno con il segno negativo.
Nuove tasse per tutti: L’unica possibilità rimane quella di mettere una patrimoniale, magari ripristinando l’IMU sulla prima casa o facendo notte tempo un bel prelievo forzoso dai conti correnti, ed aumentare tutte le tasse possibili, dalle imposte di successione al 50% alle sempre verdi accise sulla benzina e sui tabacchi. E’ l’unica alternativa possibile per non far aumentare automaticamente l’IVA.
Insomma, riepilogando, per evitare l’aumento delle tasse occorrerà aumentare le tasse. Fermiamo questo governo il prima possibile.
Secondo me ci sara’ un’azione forte da parte dei 5 Stelle, che nel loro programma originario prevedono una patrimoniale al 10-12%, con una traduzione dal sistema tributario francese di un aumento forte delle imposte sulle case (che sono tra le piu’ alte al mondo) e sulle sulla successioni (dal 45% al 60%) sul patrimonio.

